Sequestri o passaggi di proprieta?

Ma che bella notizia! La mafia è in miseria. Speriamo di non dover fare una colletta per mandare qualche genere di prima necessità a Riina, a Provenzano, ai Graviano, e a tutti quei mafiosi che poltriscono nelle patrie galere. Matteo Messina Denaro  è costretto a ripiegare su pensioni a conduzione familiare di secondo ordine (non famiglia mafiosa ma famiglia vera) perché non ha più un euro. Qualcuno dice che stia progettando di costituirsi perché non potrebbe permettersi di pagare nemmeno l’affitto di un monolocale seminterrato di trenta metri quadrati da condividere con dieci extracomunitari clandestini. La mafia è azzerata e chiederà la cassa integrazione per la manovalanza. Stesso discorso per la camorra, ma si sa, i napoletani sono fatalisti per natura e poi hanno la creatività per tirare avanti. Saviano, che farai adesso che ti hanno smantellato il giocattolo? Magari puoi andare in Calabria dalla ‘ndrangheta e magari scrivere un altro libro su come lavorano. Diceva Andreotti che conosce gli uomini e il mondo, che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Non sono Andreotti ma un cattivo pensiero lo faccio… Tutti questi sequestri e confische di patrimoni appartenuti ai mafiosi per centinaia di milioni sono sequestri o passaggi di proprietà? Oppure si tratta di finanziare successivamente le grandi opere pubbliche nel Meridione con un ritorno economico e finanziario per coloro che hanno “messo a disposizione” i beni sequestrati ufficialmente? Ma voi comprereste all’asta un villone appartenuto alla mafia? Nel caso di un sì o siete un mafioso o volete vivere i vostri ultimi giorni alla grande. Sai che goduria svegliarsi al mattino con il boato di una bomba al cancello o con la macchina bruciata sotto casa! Ma questo solo perché possiate fare una donazione a favore di un povero mafioso disoccupato…

Claudio Pompi

Turpiloqui o linguaggio diretto?

 

 Turpiloquio o linguaggio diretto? Non ho mai sentito la parola “stronzo” pronunciata così tante volte in una serata sola sui vari telegiornali. Molti si domanderanno: c’è da meravigliarsi? Direi di no, tutto sommato, ormai siamo abituati ai vari stronzi in video e in voce,  a mezzo busto,  all’americana, in campo lungo, in primo piano. La parolaccia è entrata nella televisione e nella politica con l’intento di definire in modo immediato e diretto un concetto che in altri tempi veniva edulcorato con frasi che si perdevano nell’aria.  Togliatti per dare dell’ignorante a De Gasperi disse che questi era un uomo di  “non cultura”. Anche Almirante usò la parola “ignorante” durante una Tribuna politica ma aggiunse che il giornalista era ignorante perché ignorava e così non venne “censurato”. Di tempo ne è passato da quando il linguaggio era il “politichese”, quello delle “convergenze parallele”… ma quando mai due convergenze possono essere anche parallele? Era un linguaggio di tipo democristiano per non far capire niente o perché non c’era niente da dire.  Indro Montanelli insieme a un suo collaboratore compose un quadro di parole e verbi usati dai politici che si incrociavano e potevano essere letti di seguito in orizzontale,  in verticale e in diagonale partendo da qualsiasi rigo o da qualsiasi angolo. Venivano fuori tutte frasi (indecifrabili) che poi erano nel linguaggio della politica dell’epoca. Con l’avvento della Seconda Repubblica le cose sono cambiate e il linguaggio è diventato comprensibile a tutti o quasi. Non che la sostanza dei fatti sia modificata, solo che prima le stangate le sentivi ma non le capivi, dopo le sentivi e le capivi. Un bel passo avanti. Eccoci ai giorni nostri con una salva di espressioni dirette dal vaffa di Prodi allo sputtanamento citato da Berlusconi, che non risparmiò il “coglioni” agli elettori della Sinistra,  e qui mi domando se il capo del governo lo sia solo per i non coglioni. Considerate le leggine “ad personam” del Cavaliere, si potrebbe dedurre che anche gli elettori della maggioranza sono dei “coglioni”!  Fini, il Michael Jackson della politica italiana, quando passa davanti allo specchio ha dei sussulti e ci mette qualche secondo prima di riconoscersi. In una scuola della periferia romana si è calato nei panni del popolo e ha dato dello “stronzo” a chiunque dica che gli extracomunitari sono dei diversi. Non avevamo bisogno della sua conferma. Un passaggio “farneticante” c’è stato quando ha detto agli studenti che qualora si sentissero dire che sono diversi, loro devono pensare di dire la parola “stronzo” che poi ci pensa lui a dirla, “così siamo pari”!!! Pari  in che senso? A Fini ma che stai a dì? Ma ve lo figurate Fini che riceve migliaia di messaggi di denuncia ogni giorno e poi provvede a somministrare la magica parolina a tutti gli xenofobi di turno? Calderoli che non è un tenerone ha subito provveduto a mandargliene uno anche se in maniera soft (e non è poco per uno come lui, il padano).  Ma non c’è da scandalizzarsi, in Parlamento è la parola più pronunciata a destra e a sinistra. Una cosa è certa: gli italiani sono trattati tutti e indistintamente da coglioni o stronzi e in quanto tali sono rappresentati dagli stessi.

Claudio Pompi