Privatizzazioni o privazioni? (III)

Che dire della telefonia? Bei tempi quelli della SIP! Ve lo ricordate quando, ancora prima della SIP, c’era la TE.TI.  o la  Stipel e altre società che gestivano la telefonia su concessione? Il duplex (non è una marca di profilattici)  permetteva quasi di dimezzare la bolletta, solo che dovevi aspettare che l’altro utente, di solito un vicino di casa, smettesse di parlare, e se l’altro utente non aveva un cavolo da fare tutto il giorno te lo trovavi sempre incollato alla cornetta che pesava un accidente, ci potevi ammazzare anche la moglie o il marito e poi leggevi sul giornale che uno era morto per un colpo di telefono. Col tempo sparì il duplex anche perché era una forma di discriminazione sociale rispetto al singolo; chi aveva un “duplex” era visto come un mezzo morto di fame. Era un marchio di semipovertà. Col tempo sparì anche la SIP ed ecco nascere Telecom e poi con la liberalizzazione ecco le varie società di telefonia mobile e fissa. Alcune erano state così veloci che a prezzi stracciati ti ritrovavi numero e apparecchio ma non avevi la linea perché gli impianti ancora non raggiungevano la tua zona. Ci giocavano così i bambini. Ancora oggi non è che siamo al massimo perché molti punti non sono coperti bene dai ripetitori e tu devi cercarti un punto dove “prende”. Ecco perché si chiama “telefonia mobile”, perché ti devi muovere per trovare “campo” e l’unico che campa bene è il gestore. Qualche utente che cercava “campo” lo hanno trovato in bilico sul cornicione del palazzo che urlava per farsi sentire e l’altro, casualmente, si trovava sotto casa cosicchè si parlavano a squarciagola, uno in strada e l’altro sul tetto. Il tutto mentre i pompieri andavano a recuperare l’involontario aspirante suicida. La colpa è anche degli ambientalisti, diciamolo chiaramente. Quando hanno scoperto che da un giorno all’altro erano nate palme alte cinquanta metri e che non erano palme ma erano ripetitori mascherati, si sono incazzati e le hanno fatte togliere. Addio “campo”. Un giorno percorrendo la litoranea rimasi colpito nel vedere sulla terrazza di una villa una palma altissima e non sapendo ancora del travestimento mi domandai come poteva crescere una pianta del genere in un vaso per quanto ampio e profondo. Venni a sapere che il proprietario aveva fatto installare un ripetitore ma lui non aveva il famoso “campo” perché il segnale non veniva raccolto da quel ripetitore.

Claudio Pompi

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